Alberi di faggio

Tante volte mi è capitato, passeggiando nei boschi, di rammaricarmi di non saper riconoscere con facilità le piante che mi circondavano.
Tranne i pini, le altre erano tutte oggetti misteriosi.
Mi è capitato spesso anche di cercare sui libri i loro nomi, di cercare di memorizzarli ma, alla fine, non mi restavano in mente, sono evidentemente limitata anche in questo campo pur essendone curiosa.
La scorsa domenica ero in montagna e dopo il pranzo pasquale, con degli amici, abbiamo deciso di uscire per una passeggiata, fondamentalmente per riprenderci dal lauto pasto.
E in quella splendida passeggiata, su un sentiero poco impegnativo ma immerso nel bosco, ho imparato a riconoscere almeno un albero, uno di quelli di cui il bosco è stracolmo: il faggio.
Ma la cosa singolare è che io ho sempre cercato di riconoscere gli alberi dalle foglie ed invece ho imparato a riconoscerlo dal tronco. Buffo vero? Era davvero un metodo facile e il tronco del faggio è inconfondibile: è  a macchie come i dalmata, macchie chiare sul tronco grigio.
Non si finisce mai d’imparare, è vero, ma se impari da vecchio e dopo tanti fallimenti c’è ancora più soddisfazione.

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Ce n’è di strada da fare ancora…

Domenica pomeriggio mi sono accorta di non avere ancora ordinato l’inchiostro di scorta per la stampante nel caso finisca quello che sto usando; così, senza pensarci molto, torno sul sito Amazon dove lo avevo ordinato in passato e provvedo: due click e l’ordine è presto fatto.
Lunedì mi arriva la notifica che l’ordine è partito e oggi, all’ora di pranzo, ricevo una telefonata sul cellulare: era l’incaricato alla consegna, mi avvisava che era passato da casa ma, non avendomi trovato, mi chiedeva come poteva procedere. Io ero fuori a pranzo, a 500 metri da casa, in un’altra frazione del mio paese; nel frattempo il corriere mi avvisa che deve fare altre consegne nei dintorni, in via Resistenza, proprio dove mi trovavo io. Così rimaniamo d’accordo che nel giro di un quarto d’ora mi avrebbe richiamato per fissare con precisione il nuovo appuntamento. Infatti così è successo e nel giro di mezz’ora tutto si è felicemente concluso: consegna effettuata con mia e sua soddisfazione.
Ora mi chiederete perché vi racconto questa storia e cosa ha a che fare con il titolo che ho dato a questo post: perché il mio pensiero è andato all’efficienza ed efficacia di questa organizzazione che, grazie alle nuove tecnologie, trova soluzioni ma anche al confronto con ciò che sarebbe successo se il tutto fosse stato a gestione pubblica italiana: ancora non saprei neppure che qualcuno ha provato a consegnarmi il pacco atteso.
Lo so che non è bello solo lamentarsi ma quando ti capitano queste cose è difficile trattenersi.
La speranza è che si possa recuperare rapidamente il tempo perduto, quindi l’ottimismo della volontà rimane, insieme però al pessimismo della ragione.

Kevork Djansezian Getty Images

Kevork Djansezian / Getty Images

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Il respiro delle montagne

Oggi ho finito di leggere un libro che mi è piaciuto molto, per l’argomento, per l’idea che vi è contenuta, per come è scritto e per tutto quello che racconta.
L’ordine dell’elenco non è anche un elenco d’importanza delle motivazioni.
Paolo Paci, l’autore, prendendo spunto dalla sua passione per le montagne, per i viaggi, per la storia e per il nostro Paese, coniuga, in modo intelligente e che insinua la curiosità nel lettore, i racconti delle montagne, i loro luoghi, i loro rifugi, le loro pareti con quelli della storia che le accompagna in diversi periodi storici.
Così, insieme alla descrizione delle dieci montagne che stanno nel sottotitolo abbiamo anche la storia di dieci personaggi che in qualche modo, sempre diverso, hanno legato il loro nome a quel luogo.
Due esempi soltanto, gli altri sono da scoprire leggendo: il monte Subasio e San Francesco, la parete dei Militi e Guido Rossa.
Buona lettura
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Cracovia

A dicembre, prima delle vacanze natalizie io, mio marito e una coppia di amici siamo stati a Cracovia per un week end lungo. Si tratta di un evento perché era ormai un po’ di tempo che i nostri viaggi avevano come meta soltanto destinazioni legate alla presenza dei nostri figli ormai entrambi residenti all’estero.
Sono molto fortunata perché ho degli amici che sono una garanzia nell’organizzazione dei viaggi.
Infatti Tea e Roberto sono stati perfetti sotto tutti i punti di vista: economico, culturale, logistico.
In due giorni e mezzo abbiamo visto, senza stressarci, tra le molte cose possibili, ciò che più ci interessava.
Per un diario completo interessante e ricco di informazioni utili vi rimando a quanto pubblicato da Tea che trovate qui.
Approfitto di questo post per ringraziarli pubblicamente e per esprimere il piacere di avere condiviso con loro questa bella esperienza. Questo merito va però condiviso anche con la città che abbiamo visitato: Cracovia ha tutti i requisiti per essere visitata.

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Domenica mattina

Oggi è stata una bella giornata d’autunno, con i colori caldi, il sole tiepido, la luce tersa dopo qualche giorno di pioggia; la giornata ideale per una gita fuori porta.
Così questa mattina siamo stati a Cassina de’ Pecchi per visitare una mostra dal titolo: “è carta!” – Mini carte contemporanee -. Vi consiglio di non perderla, rimarrà aperta nei fine settimana fino a metà novembre.
Si tratta di opere di artisti internazionali che presentano i loro lavori su carta utilizzando le tecniche più diverse, insomma si tratta di circa 120 lavori da scoprire.

La cosa interessante è anche che questa mostra è stata allestita in uno spazio delizioso, una torre del 1700 che dà un fascino portentoso all’insieme.

Ma c’è un’altra scoperta che mi ha stupito e che ho trovato interessante: all’ultimo piano della torre è approntato un museo singolare ed insolito: sono elencate, suddivise per regione, le opera d’arte che sono sparite durante la seconda guerra mondiale, trafugate dai nazisti.
Si chiama MAIO, Museo Arte In Ostaggio.

Complimenti alla città di Cassina De’ Pecchi, una bellissima sorpresa questo luogo, tanto da provarne un po’ invidia.

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Partendo da un libro

Come vi avevo già raccontato in un altro post, anche oggi racconto di un altro libro che ho scovato nella medesima libreria/ristorante.
Si tratta di “Il Grande Romanzo Americano” di  Philip Roth. Ho trovato la prima edizione italiana di Editori Riuniti del novembre 1982 tradotta da Pier Francesco Paolini.
Non voglio farvene una recensione, ne potete trovare molte da chi lo sa fare meglio di me.
Mi voglio invece collegare alla curiosità che questa lettura ha stimolato: conoscere un po’ meglio il baseball e le sue regole.
Il romanzo ne è intriso ed esserne proprio a digiuno non aiuta la lettura, così, con l’aiuto della rete, ho ora almeno due o tre rudimenti in più in merito.
Questo di certo va nel senso che avevo dato all’acquisto di questi libri: entrare un poco nel mondo americano per essere in qualche modo più vicina a mia figlia che là vive da un po’.

Come già molti hanno scritto il libro è uno strumento principe per “il viaggio”. Io non posso che confermare.
Bella la copertina con il quadro di Edward Hopper, “L’Arrivo In Città” (1946), un altro artista dal quale si può anche trarre conoscenza degli Stati Uniti.

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Buona lettura

Ho una giovane amica scrittrice, Assunta Decorato.
Qualche tempo fa mi ha proposto di leggere un suo racconto con il quale ha partecipato ad un concorso e per il quale la sua storia è stata selezionata tra quelle vincenti: “Il cane che amava Schopenhauer”
Io l’ho trovata molto bella e struggente.
Leggetela e fatemi sapere se vi ho ben consigliato.

Qui trovate il link

E più sotto la foto del mio cagnino che non poteva mancare in questa occasione.

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Hillary e i selfie

Ieri mi è capitato di vedere su “Il Post” questa foto:

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Come molti di voi, immagino, la trovo … inquietante, diciamo così, che non passa inosservata.
Hillary sembra una pazza che saluta sorridente chi le gira le spalle…. solo che siamo nell’era dei selfie.
E così quelle che ad un primo sguardo veloce sembrano un mondo di maleducate, in realtà sono adoranti ammiratrici che scattano fotografie di se stesse con lei, la loro eroina, tutte insieme, tutte con lo stesso scopo. E sono, se non sbaglio, tutte donne.
Il mondo cambia in fretta! Basta una svista e non ti ci ritrovi più! 🙂

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Una gita in montagna

Oggi siamo andati, io, Cesare e Camilla, a fare una passeggiata in montagna. Volevamo organizzare in modo che la meta fosse non particolarmente faticosa (io sono poco allenata) ma allo stesso tempo intrigante.
La cima del monte Durmont ci è sembrata la più indicata, da lì si gode di una vista spettacolare che spazia dalle montagne del Brenta a quelle dell’Adamello passando per tutta la val Rendena e i monti intorno alla nostra zona.
Così siamo partiti senza stress, siamo arrivati a parcheggiare l’auto verso le dieci di mattina così da arrivare in cima verso mezzogiorno.
Al momento della partenza ci siamo trovati intorno un gruppo di “turisti” di più di cinquanta persone, una cosa assolutamente insolita in questi luoghi. Ci siamo chiesti il perché e ci siamo dati la risposta che forse si trattava di un gruppo del club alpino locale che aveva organizzato una gita. La circostanza non ci è sembrata particolarmente fortunata ma come si sa la montagna permette ai gruppi di disperdersi facilmente, non è certo necessario pestarsi i piedi.
Quasi arrivati in cima ci siamo fermati anche per scattare delle foto e, parlando tra noi ci siamo domandati ancora il perché di tutta quella folta schiera di persone che si erano raggruppate sulla cima e che a quel punto potevamo vedere.
Una signora del gruppo che si era attardata ci ha sentito e ci ha risposto: in realtà era tutto un paese che era salito sulla cima per disperdere le ceneri di una loro amica che era deceduta .
E’ stata una spiegazione che ci ha sbalordito, che non ci aspettavamo, che ci ha commosso a fatto riflettere. Mai avremmo immaginato una cosa simile. Abbiamo apprezzato molto e immaginato come quella persona sia stata tanto amata nella sua vita.
Anche il pensiero di copiare questa scelta è stato oggetto delle nostre successive conversazioni, senza la tristezza che simili pensieri lascerebbero immaginare.
E’ stata comunque una bellissima giornata trascorsa tra belle persone e belle montagne. Una giornata che ho creduto dovesse essere raccontata.

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gli esami di maturità e il giallo

In questi giorni d’estate siamo in tempo di esami di maturità e, come molti, anche a me torna in mente quell’anno ormai lontano, quello del mio esame: sono passati ben 45 anni da quell’estate, quasi mezzo secolo… wow, quasi mi manca il fiato a scriverlo.
Di quei giorni però ricordo in particolare questo: per prepararmi agli esami trascorsi una settimana in montagna, a Campo Carlo Magno, con la mia compagna e amica speciale di allora Maria Grazia Sartor; chissà se anche lei ricorda in particolare quel periodo?

Ci andammo in macchina, io, lei e mia madre, guidavo io, mio padre mi affidò la sua auto, era il mio primo lungo viaggio dopo aver preso la patente; ma lui si fidava di me: avevo superato, oltre all’esame previsto dalla legge, quello specialissimo previsto da lui.
Ci organizzammo come per svolgere un lavoro: otto ore di impegno e poi un po’ di svago e riposo.
Mia madre cucinava per noi, noi studiavamo provando a rispondere alle possibili domande relative alle materie d’esame.
In particolare ho un ricordo curioso: ricordo i ranuncoli che fiorivano nei prati intorno a casa, ranuncoli gialli enormi, il giallo vivace dell’estate che punteggiava il verde dell’erba rigogliosa.
Credo già altre volte mi sia capitato di sottolineare come il ricordo sia soggetto a strani meccanismi nella nostra mente, forse sono io che non ne so dare interpretazione, forse ciascuno di noi si lascia affascinare da particolari, da cose per altri insignificanti, che assumono valore solo per ciascuno di noi. Per me, ad esempio, in questo ricordo il colore giallo dei fiori contribuisce a fare di quel colore il mio preferito. Chissà se questo fatto è causa od effetto del mio particolare ricordo? In fondo poco importa, il giallo mi piace molto!

ranuncolo

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